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Fisiatra e fisioterapista: ruoli diversi, un solo progetto riabilitativo
Un dolore che limita i movimenti, una frattura, un intervento o gli esiti di un ictus possono aprire la stessa domanda: serve il fisiatra o il fisioterapista? La risposta, spesso, non è scegliere l’uno oppure l’altro. Le due figure hanno formazioni e responsabilità diverse, ma il recupero nasce dalla loro collaborazione.
Fisiatra e fisioterapista partecipano allo stesso percorso riabilitativo, ma con compiti diversi: il fisiatra valuta il paziente e definisce obiettivi e progetto di cura; il fisioterapista traduce quel progetto nel lavoro quotidiano, osserva i progressi e contribuisce ad adattarlo nel tempo.
Fisiatra e fisioterapista: due ruoli complementari
Il fisiatra è un medico specialista in Medicina fisica e riabilitativa. Inquadra la condizione clinica, valuta come incide sulla vita del paziente e definisce il progetto riabilitativo. Il fisioterapista è il professionista sanitario che, nell’ambito di quel progetto, valuta il movimento e realizza il trattamento riabilitativo con competenze proprie.
“Semplificando, potrei dirle che il fisiatra è un medico specializzato in Medicina fisica e riabilitativa e si occupa principalmente di stabilire un piano adattato alle necessità e agli obiettivi di recupero del paziente. Il fisioterapista, in modo più specifico, si occupa di mettere a terra quanto viene pianificato”, spiega il dottor Marco Baldini, fisiatra dell'IRCCS Maugeri Montescano.
Parlare di chi progetta e di chi realizza aiuta a orientarsi, ma non descrive due compartimenti separati. Il fisioterapista adatta esercizi e attività alla persona che ha davanti e restituisce al medico informazioni raccolte durante le sedute. Il fisiatra integra questi riscontri con il quadro clinico e, quando serve, modifica il programma.
Fisiatra e fisioterapista, inoltre, non sono le sole figure del percorso. In base ai bisogni possono intervenire neurologi e altri specialisti, terapisti occupazionali, logopedisti, psicologi o neuropsicologi, dietisti e ulteriori professionisti. La riabilitazione è quindi un lavoro di équipe centrato su obiettivi condivisi
Come si svolge una visita fisiatrica?
La visita fisiatrica serve a costruire una valutazione complessiva, non soltanto a localizzare un dolore o formulare una diagnosi. Il medico ricostruisce l’evento che ha portato alla difficoltà, considera le funzioni compromesse e valuta le conseguenze su autonomia, attività quotidiane e partecipazione alla vita sociale.
“Innanzitutto, è importante e fondamentale il colloquio con il paziente. Serve sia a stabilire un’alleanza terapeutica, sia a capire gli eventi e il contesto che lo hanno portato alla mia attenzione”, sottolinea Baldini.
Nel colloquio entrano anche elementi molto concreti: il supporto familiare, la presenza di scale o di un ascensore a casa, le esigenze psicologiche e le aspettative della persona. Recuperare una funzione, infatti, ha valore se permette di affrontare meglio la vita reale. Per questo obiettivi e tempi vanno discussi e resi realistici fin dall’inizio.
Da questa valutazione nasce un progetto personalizzato che può integrare trattamenti farmacologici, terapie fisiche, esercizio terapeutico e riabilitazione motoria; quando indicato, il fisiatra può prescrivere anche ausili o protesi. Il paziente non è un destinatario passivo, ma partecipa alla realizzazione degli obiettivi.
Il lavoro quotidiano del fisioterapista
Il fisioterapista traduce gli obiettivi del progetto riabilitativo in un programma operativo. In base alla condizione e alla fase del recupero può utilizzare esercizio terapeutico, tecniche manuali, rieducazione posturale e propriocettiva o terapie fisiche. Non esiste però un elenco di esercizi valido per tutti: intensità, modalità e progressione devono essere personalizzate.
A seconda degli obiettivi e del tipo di percorso, il fisioterapista avvia un training specifico. Osserva giorno dopo giorno qualità del movimento, tolleranza allo sforzo, difficoltà e cambiamenti funzionali: elementi che possono richiedere un confronto con il fisiatra.
Il medico porta nell’interazione la responsabilità dell’inquadramento clinico; il fisioterapista porta l’osservazione ravvicinata della risposta al trattamento. Se, per esempio, durante il training compare un’importante infiammazione alla spalla, ciò non annulla automaticamente l’intero percorso. Richiede bensì di tutelare il paziente, rivalutare il problema e modulare il lavoro.
Perché fisiatra e fisioterapista devono collaborare durante la riabilitazione?
Perché il progetto iniziale è una mappa, non un copione immutabile. Un recupero può procedere più rapidamente del previsto, fermarsi su una difficoltà o far emergere un problema nuovo. Il dialogo tra fisiatra e fisioterapista permette di verificare gli obiettivi, correggere il carico di lavoro e coordinare gli interventi delle altre figure.
“In Maugeri, quando pazienti ricoverati in reparto intraprendono un percorso riabilitativo, c'è un confronto continuo tra le figure e quindi c'è la possibilità, che secondo me è assolutamente fondamentale, di poter continuamente modulare il processo”, osserva Baldini.
Lo stesso principio vale in quadri molto diversi. Dopo una frattura di femore il recupero può concentrarsi sul cammino e sull’autonomia; dopo un ictus possono entrare in gioco movimento, linguaggio, deglutizione o funzioni cognitive. Molte sono le situazioni che possono richiedere un percorso di riabilitazione fisica: condizioni muscolo-scheletriche e neurologiche, disturbi dell’equilibrio, esiti di traumi e interventi chirurgici.
Il percorso non coincide necessariamente con il solo ricovero o con la singola seduta. Alla dimissione possono essere indicate attività specifiche, esercizi di mantenimento o strategie di prevenzione; nei percorsi ambulatoriali, i controlli consentono di verificare l’andamento funzionale e l’eventuale necessità di ulteriori trattamenti.
Quando andare dal fisiatra e come si valuta il recupero?
Una valutazione fisiatrica è utile quando una malattia, un trauma, un intervento o un dolore persistente riducono movimento e autonomia e occorre capire se, quando e con quali obiettivi iniziare la riabilitazione. È importante soprattutto se il quadro è complesso o la fase è acuta: non tutti i trattamenti e i carichi sono appropriati in ogni momento.
“Chiedersi se un percorso riabilitativo abbia funzionato significa chiedersi per chi abbia funzionato”- nota Baldini- . Valutare il risultato significa infatti confrontare quanto ottenuto con obiettivi concordati e realistici. La percezione della persona conta, ma viene affiancata da misure oggettive: scale funzionali e altri strumenti documentano come e quanto alcune capacità siano cambiate.”
La differenza tra fisiatra e fisioterapista, quindi, non stabilisce una gerarchia di importanza. Chiarisce responsabilità complementari: il medico costruisce e governa il progetto clinico-riabilitativo; il fisioterapista lo realizza e lo adatta nel lavoro sul campo. La qualità del recupero dipende dalla competenza di entrambi, dal confronto con l’équipe e dalla partecipazione attiva del paziente.