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Disfagia: come prevenire le complicanze e recuperare la capacità di deglutire
La disfagia, ovvero la difficoltà a deglutire cibi, liquidi o saliva in modo sicuro, è una condizione frequente soprattutto dopo un ictus o in presenza di patologie neurologiche. Riconoscere tempestivamente i segnali e avviare una riabilitazione con il logopedista è fondamentale per prevenire complicanze e recuperare l’autonomia a tavola.
Mangiare e bere sono gesti quotidiani che compiamo quasi senza pensarci, ma che richiedono una rapida e complessa coordinazione tra sistema nervoso e muscolatura. Quando questo meccanismo si altera, anche un semplice sorso d’acqua può diventare difficile e rappresentare un rischio per la salute.
Riconoscere e affrontare questo disturbo è parte anche dei percorsi di riabilitazione neuromotoria. Ne spiegano sintomi, rischi e trattamento la dott.ssa Petronilla Battista, responsabile del Laboratorio di Neuropsicologia dell’IRCCS Maugeri Bari e Coordinatrice delle attività di Ricerca del Dipartimento Medicina Riabilitativa Neuromotoria Maugeri e il dott. Davide Mongelli, logopedista dello stesso laboratorio.
Che cos’è la disfagia e quali sono i segnali da non sottovalutare?
Esistono alcuni campanelli d’allarme ben precisi che pazienti e familiari possono notare durante o subito dopo i pasti. Tra i sintomi più comuni rientrano i colpi di tosse o il raclage (ovvero il bisogno continuo di schiarirsi la gola) dopo aver mangiato o bevuto, insieme alla comparsa di una voce «gorgogliante» o umida.
Altri segnali importanti includono la fatica a gestire la saliva e le secrezioni, la presenza di residui di cibo in bocca e la necessità di compiere più deglutizioni per mandare giù un singolo boccone. Spesso i pasti diventano molto lunghi e affaticanti e possono accompagnarsi, nel tempo, a una perdita di peso.
"È importante però ricordare che l’assenza di tosse non significa necessariamente che la deglutizione sia sicura -, avverte Battista -. Dopo un ictus, infatti, può verificarsi la cosiddetta aspirazione silente, cioè il passaggio di cibo o liquidi nelle vie respiratorie senza che si attivi una risposta di tosse evidente».
Disfagia dopo un ictus e cause neurologiche: quali sono i rischi?
La disfagia può avere origini diverse: dagli esiti di interventi chirurgici per tumori del distretto testa-collo alle malattie neurodegenerative, come la malattia di Parkinson, la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e le demenze. Tra le condizioni neurologiche acute che possono provocarla vi sono i traumi cranici e soprattutto l’ictus.
"Dopo un ictus, la lesione cerebrale può compromettere i meccanismi nervosi che coordinano la deglutizione", spiega Battista. Nelle malattie neurodegenerative la disfagia può peggiorare con il progredire della patologia; dopo un ictus, invece, può comparire improvvisamente, anche in modo grave, e richiedere un intervento tempestivo.
Se non viene riconosciuta e trattata adeguatamente, la disfagia espone il paziente a rischi importanti. Il più noto è l’aspirazione di alimenti, liquidi o saliva nelle vie aeree, che può favorire complicanze respiratorie come la polmonite da aspirazione (ab ingestis). La difficoltà a mangiare e bere può inoltre causare disidratazione e malnutrizione.
Come si valuta la difficoltà a deglutire: dal logopedista agli esami strumentali
La valutazione della deglutizione coinvolge il logopedista nell’ambito di équipe multidisciplinari dedicate, come avviene nei centri specializzati Maugeri (tra cui il Centro disturbi del linguaggio e disfagia). Il percorso prevede uno screening iniziale e una valutazione clinica non invasiva.
In questa fase lo specialista raccoglie la storia clinica del paziente, ne osserva lo stato di vigilanza e valuta le funzioni oro-facciali. Quando le condizioni lo consentono, possono essere effettuate prove specifiche per verificare la capacità di gestire la saliva e di deglutire volumi e consistenze differenti.
Quando lo screening e l’osservazione clinica non bastano a chiarire la sicurezza della deglutizione, possono essere indicati esami strumentali specifici. Due metodiche di riferimento sono la FEES (valutazione endoscopica della deglutizione) e la videofluoroscopia della deglutizione (VFSS).
La FEES permette, tramite un sottile endoscopio flessibile, di valutare la deglutizione nella regione faringea e di individuare eventuali penetrazioni, aspirazioni e residui. La videofluoroscopia consente invece di osservare radiologicamente il passaggio del bolo nelle fasi orale e faringea e nel tratto iniziale dell’esofago. "Questi esami vengono indicati in modo mirato quando la clinica da sola non basta", chiarisce Mongelli.
Riabilitazione della disfagia con il logopedista e consigli per i caregiver
Una volta completata la valutazione, la riabilitazione logopedica viene personalizzata in base al tipo e alla gravità della disfagia e al quadro neurologico della persona. La funzione deglutitoria può migliorare attraverso esercizi guidati. Quando le condizioni lo consentono e secondo le indicazioni dell’équipe, il paziente può anche riprendere gradualmente ad alimentarsi per bocca, eventualmente in modo parziale.
Come spiega Mongelli, gli interventi possono comprendere posture e manovre di compenso, utili a rendere più sicura ed efficace la deglutizione, ed esercizi mirati a migliorarne la funzionalità nel tempo. In casi selezionati possono essere impiegati anche elettrostimolazione, biofeedback e tecniche comportamentali, insieme a un’attenta regolazione di volumi, consistenze e modalità di somministrazione.
Come ricorda Battista, l’obiettivo non riguarda soltanto il gesto della deglutizione: "L’obiettivo del nostro lavoro non è semplicemente “far deglutire meglio” il paziente, ma raggiungere il massimo livello possibile di sicurezza, efficacia e autonomia». Quando possibile, il percorso punta anche a mantenere una dieta il più vicina possibile alle abitudini alimentari della persona.
In questo percorso, il ruolo dei familiari e dei caregiver è importante, specialmente al rientro a casa. Ecco alcune indicazioni pratiche per rendere più sicure l’alimentazione e l’idratazione quotidiana:
- Controllare vigilanza e postura: la persona deve mangiare solo quando è ben vigile e correttamente posizionata, generalmente seduta con il tronco ben eretto e allineato.
- Rispettare i tempi e ridurre le distrazioni: evitare di somministrare cibi o bevande troppo velocemente, attendere che il boccone precedente sia stato completamente deglutito e mantenere un ambiente tranquillo, senza televisione o conversazioni che distolgano l’attenzione.
- Curare l’igiene orale: una corretta pulizia della bocca prima e dopo i pasti aiuta a ridurre la carica batterica ed è parte integrante della prevenzione delle complicanze respiratorie.
- Evitare il “fai-da-te” sulle consistenze: non esiste un alimento o una consistenza universalmente sicura per tutte le persone con disfagia; ogni modifica della dieta o l’uso di addensanti per i liquidi deve seguire le indicazioni personalizzate dell’équipe curante.