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01 novembre 2026

Da novembre pensa alla prostata: quando fare i controlli, senza aspettare i sintomi

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Il tumore della prostata può svilupparsi senza sintomi, mentre i disturbi urinari dipendono spesso da condizioni benigne. In occasione di Movember, il mese dedicato alla prevenzione al maschile, il dottor Matteo Maria Gerardini, Primario di Urologia dell’IRCCS Maugeri Pavia aiuta a distinguere i segnali da valutare, il significato del PSA e quando affrontare il tema dei controlli.

Quando compaiono disturbi urinari, come la necessità di alzarsi spesso di notte, per un uomo è naturale preoccuparsi della prostata, e di solito teme il peggio. Eppure, questi problemi sono frequentemente legati a condizioni benigne, mentre un tumore in fase iniziale può anche non provocare alcun sintomo. Per questo, la prevenzione non dovrebbe cominciare soltanto quando qualcosa non va.

Movember, la campagna internazionale il cui nome deriva da moustache (baffi) e november (novembre), dedicata alla prevenzione urologica e non solo, è l’occasione proprio per ricordare l’importanza dei controlli anche in assenza di disturbi. Il dottor Matteo Maria Gerardini auspica che "una valutazione urologica debba far parte di una routine di accertamenti preventivi", anziché arrivare soltanto quando un disturbo è già evidente.

Ipertrofia e tumore: due condizioni da non confondere

La prostata fa parte dell’apparato riproduttivo maschile: è una ghiandola che produce parte del liquido seminale ed è situata sotto la vescica. Con l’età può aumentare di volume, condizione nota come ipertrofia prostatica benigna (IPB), una condizione non tumorale che può ostacolare il passaggio dell’urina. Getto debole, difficoltà a iniziare a urinare, stimolo frequente e risvegli notturni sono disturbi compatibili con questa condizione, ma da soli non ne chiariscono la causa.

Il tumore della prostata è invece una neoplasia maligna che nasce dalle cellule della ghiandola. Le due condizioni sono differenti e i loro sintomi possono sovrapporsi; spesso, però, il tumore localizzato non dà segnali evidenti. L’assenza di disturbi non è quindi una garanzia, così come la loro presenza non basta a formulare una diagnosi oncologica.

Disturbi urinari persistenti o sangue nelle urine richiedono una valutazione medica, senza dare per scontata la causa. Se diventa improvvisamente impossibile urinare, serve invece un intervento medico urgente.

PSA alto: è sempre un segnale di tumore?

Il PSA, antigene prostatico specifico, è una proteina prodotta dalla prostata e misurabile con un prelievo di sangue. È uno strumento utile nella diagnosi precoce, ma questo esame, da solo, non basta a stabilire se un uomo abbia un tumore. Il valore riportato sul referto non è, quindi, un verdetto.

Può aumentare con l’ipertrofia benigna, con un’infiammazione della prostata e anche per cause transitorie, per esempio dopo un rapporto sessuale o una prolungata sollecitazione del perineo. Per questo, precisa Gerardini, un valore alterato "non necessariamente è collegato al tumore prostatico". Al contrario, un PSA non elevato non esclude in assoluto la malattia.

Contano l’età, i valori precedenti, la familiarità e il quadro clinico. Prima di avviare ulteriori indagini, in alcune situazioni è opportuno ripetere il dosaggio e valutare le possibili cause dell’alterazione. Interpretare una cifra isolata può produrre tanto allarmi inutili quanto rassicurazioni ingiustificate.

Quando iniziare a parlarne con il medico

La prevenzione del tumore della prostata non segue un calendario identico per tutti. In generale, intorno ai 50 anni è utile discutere con il medico se iniziare un percorso di diagnosi precoce. Se un padre o un fratello ha avuto un tumore prostatico, il confronto può cominciare già intorno ai 45 anni; alcune predisposizioni genetiche possono richiedere una valutazione ancora più anticipata.

Non significa però che ogni uomo sano debba sottoporsi a una visita urologica e a testare il PSA ogni dodici mesi. La frequenza dei controlli dipende dal rischio individuale e dai risultati già disponibili. Proporre esami indiscriminati può portare ad accertamenti superflui e all’identificazione di tumori che non avrebbero causato problemi durante la vita.

In Lombardia è attivo un programma organizzato di screening per fasce di età definite. Gli uomini che possiedono i requisiti possono compilare un questionario nel Fascicolo Sanitario Elettronico e accedere gratuitamente al test del PSA; il percorso prevede, quando necessari, visita e ulteriori esami. Anche gli intervalli tra i test sono stabiliti in base ai risultati, non automaticamente ogni anno.

Dal risultato del PSA agli approfondimenti

Un PSA elevato non porta automaticamente a una biopsia. L’urologo ricostruisce la storia clinica, considera eventuali sintomi ed esegue la valutazione specialistica, che può comprendere l’esplorazione rettale. In base al quadro può richiedere esami delle urine, una nuova misurazione del PSA o altri accertamenti.

Se il sospetto persiste, la Risonanza Magnetica multiparametrica della prostata aiuta a individuare eventuali aree da esaminare e a decidere se sia necessaria una biopsia, ossia il prelievo di piccoli campioni di tessuto. Ogni esame serve a rispondere a una domanda diversa: nessuno, da solo, sostituisce il giudizio clinico.

È quello che Gerardini definisce un "ragionato approccio clinico che fa uso del PSA e di altri accertamenti". Identificare una malattia quando è ancora localizzata può ampliare le possibilità di cura, senza per questo promettere gli stessi risultati a tutti.

Diagnosi precoce non significa curare tutti allo stesso modo

Alcuni tumori della prostata crescono rapidamente, altri rimangono poco aggressivi per molto tempo. Quando la diagnosi conferma una forma a basso rischio, può essere appropriata la sorveglianza attiva: un programma di controlli che permette di rimandare un trattamento finché non emergano elementi che lo rendono necessario.

È una distinzione importante perché la diagnosi precoce deve cercare soprattutto i tumori clinicamente significativi, senza sottoporre gli uomini a procedure e terapie che non porterebbero un beneficio proporzionato. La scelta dipende dalle caratteristiche della malattia e va condivisa con il team curante.

Movember offre l’occasione per rompere una cattiva abitudine: occuparsi della salute urologica soltanto quando qualcosa non funziona. Ma non invita a fare più esami possibile. Il passo utile è conoscere la propria familiarità, riferire i sintomi che persistono e concordare con il medico un percorso sensato anche quando ci si sente bene. 

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