Spasticità e patologie muscolari

Il termine “spasticità” deriva dal greco spasmos, che significa “crampo”. Si tratta di una condizione medica, conseguente a traumi cerebrali o vertebromidollari, che consiste nell’irrigidimento della muscolatura dovuto a un aumento atipico del tono muscolare. Il trauma, sia esso cranico o midollare, non è causa della spasticità, in quanto la spasticità è più che altro un effetto della riorganizzazione dell’encefalo in seguito al trauma. In seguito al trauma, infatti, il cervello cerca “di ridurre i danni” bloccando le informazioni provenienti dall’area colpita o dirette verso di essa.

I sintomi della spasticità muscolare possono oscillare da deficit motori minori fino alla paralisi (vedi paresi e plegia in esiti di trauma cranico). Ulteriori segnali che possono accompagnare questa condizione sono problemi di coordinazione motoria, disfagia o deficit nell’articolazione della parola (vedi afasie, disartrie e altri disturbi del linguaggio).

Per la diagnosi si ricorre alla scala di Ashworth per quantificare il grado di alterazione muscolare. La scala va da 0 a 4:

  • 0 – assenza totale di alterazioni;
  • 1 – aumento “moderato” del tono, con “sensazione di gradino” quando si tocca l’area interessata;
  • 2 – aumento “evidente” del tono, anche se la flessione del muscolo risulta ancora possibile;
  • 3 – aumento “marcato” del tono, con difficoltà ad eseguire movimenti passivi;
  • 4 – muscolatura rigida sia in flessione che in estensione.

La terapia è fortemente individualizzata e mira principalmente a ristabilire, nei limiti del possibile, il funzionamento dell’area colpita e a trattare, quando possibile, la causa  responsabile. A tale fine, si ricorre generalmente a una combinazione di farmaci e fisioterapia.