Sindrome post-trombotica

La Sindrome post-trombotica o sindrome postflebitica è una condizione patologica cronica caratterizzata da un’insufficienza venosa che può insorgere a seguito di complicazioni della trombosi venosa profonda degli arti inferiori.

La causa scatenante principale è un coagulo di sangue che si forma in una vena. Quando ciò avviene, il flusso di sangue venoso diminuisce mentre la pressione aumenta con conseguente accumulo di liquido negli arti inferiori. È a rischio di sindrome post-trombotica anche chi è affetto da obesità, ha subito traumi alle gambe o ha avuto episodi ripetuti di trombosi alla stessa gamba. Anche l’età avanzata è un fattore di rischio. La sindrome si manifesta con maggiore frequenza nelle donne.

Il sintomo caratteristico è il gonfiore (edema) agli arti inferiori che peggiora quando il soggetto è in posizione eretta o seduta. L’edema può essere accompagnato da senso di pesantezza alle gambe, stanchezza, dolori, crampi, formicolii e ulcere che possono infettarsi e risultare molto dolorose. In alcuni casi potrebbero manifestarsi vene varicose.

La diagnosi si basa sull’esame obiettivo e sull’anamnesi del paziente. Con le analisi strumentali è poi possibile chiarire la localizzazione del coagulo e la gravità dell’insufficienza venosa. Queste comprendono la fotopletismografia a luce riflessa, l’ecocolor-Doppler, l’angiografia combinata a risonanza magnetica (angio-RM) e a tomografia computerizzata (angio-TC) e la venografia (o flebografia), per valutare stato e capacità funzionale del circolo venoso.

Il trattamento è finalizzato a rallentare la progressione della patologia e a eliminare i fattori che possono causarne un peggioramento. Prevede il sollevamento dell’arto inferiore per più volte al giorno, l’elastocompressione utile a ridurre fastidi e gonfiori e misure igieniche atte a mantenere la ferita pulita e consentire così la guarigione delle ulcere. Eventualmente un innesto cutaneo per le ulcere.