Ritardo mentale

La disabilità intellettiva, o ritardo mentale, è un disturbo dello sviluppo neurologico caratterizzato da capacità cognitiva sotto la media, con conseguenze sulle capacità necessarie per la vita quotidiana. Le persone con disabilità intellettive possono apprendere nuove abilità, ma lo fanno più lentamente. I gradi del ritardo mentale sono vari, da quello lieve alle forme più estreme e gravi. La disabilità intellettiva si manifesta in due aree, essenzialmente: funzionamento intellettivo (apprendimento, capacità di risolvere problemi, giudizio); funzionamento adattivo (attività nella vita quotidiana, come comunicazione e vita indipendente). Il ritardo mentale è identificato da problemi nel funzionamento sia intellettuale sia adattivo. Per la diagnosi, si valuta il funzionamento intellettuale, con una serie di test standardizzati. Un QI di 70 o inferiore indica un funzionamento intellettivo che è in modo significativo al di sotto della media. Ma i punteggi ai test per il QI, da soli, non sono sufficienti per la diagnosi per la quale occorre integrare la valutazione delle funzioni adattive del soggetto. Per questo ci si riferisce a tre aree funzionali: concettuale (lingua, lettura, scrittura, matematica, memoria, ragionamento), sociale (capacità di empatia, giudizio sociale, capacità comunicative, capacità di seguire regole ma anche di fare e mantenere amicizie), pratico (indipendenza nell'assistenza personale, responsabilità lavorative, organizzazione di compiti scolastici e lavorativi). Le funzionalità adattive vengono valutate con misure standard e attraverso colloqui con familiari o insegnanti. I sintomi della disabilità intellettiva cominciano a manifestarsi durante l'infanzia o l'adolescenza. Il trattamento varia a seconda dell'entità del ritardo, dalla terapia farmacologica e medica per contenere eventuali comportamenti problematici associati, fino alla riabilitazione cognitiva, per rinforzare abilità che non si sono sviluppate o consolidate.