Ritardo del linguaggio

I disturbi specifici del linguaggio (DSL) sono disturbi del linguaggio che ritardano la padronanza delle abilità linguistiche in bambini che non hanno disturbi fisiologici di udito o altri ritardi di tipo neurologico nello sviluppo. DSL è un'etichetta molto generica che viene applicata a una serie di disturbi piuttosto vasta: le condizioni di difficoltà linguistica possono manifestarsi da sole oppure possono essere accompagnate da altre forme patologiche di tipo neuromotorio, cognitivo, relazionale o sensoriale. I disturbi specifici del linguaggio sono una delle più comuni forme di difficoltàd nell'apprendimento nell'infanzia; colpiscono infatti circa il 7-8% dei bambini della scuola materna. L'evoluzione e lo sviluppo nel linguaggio seguono percorsi estremamente differenziati, a seconda delle condizioni biologiche o ambientali del bambino stesso. In linea generale, il vocabolario di un bimbo di 24 mesi è composto già da circa cento parole. È allora che si cominciano a formare le prime frasi. Se a questa età il bimbo produce meno di dieci parole e presenta difficoltà di comprensione, questo è già un campanello di allarme (qualche segnale si può cogliere anche prima, in realtà, all'anno di vita, se il bimbo mostra difficoltà di comprensione del linguaggio). La tappa importante nell'evoluzione del linguaggio sono i trenta mesi, quando aumenta velocemente il numero di parole che il bimbo produce e si articolano frasi via via più complesse, da tre parole in su. Sei ai 30 mesi il bimbo produce meno di 50 parole e non le combina insieme, questo è un ulteriore segno cui prestare attenzione. I disturbi specifici di linguaggio influiscono naturalmente sull'apprendimento e se non trattati in tempo possono influire sulle prestazioni scolastiche del bimbo. Proprio per questo, i segnali pre scolari vanno tenuti sotto particolare attenzione. I tre anni di vita sono un discrimine importante fra i cosiddetti “parlatori tardivi” e chi ha probabilità di sviluppare DSL. Una diagnosi viene comunque effettuata da un team composto da diversi specilaisti, dal neuopsichiatra allo psicologo e al logopedista. Insieme ai genitori, dopo una serie di valutazioni e test, viene decisa quella che è la strategia da impostare.