Pazienti tracheotomizzati per valutazione vegetazione e/o decannulazione

La ventilazione meccanica è una forma di terapia atta a sostituire la respirazione autonoma nei pazienti impossibilitati a respirare da soli. Può essere di tipo non invasivo se prevede l’uso di maschere facciali o nasali e di tipo invasivo se realizzata mediante l’apertura temporanea di un foro all’altezza della trachea (tracheotomia) in cui viene inserita una cannula da cui fluirà l’aria emessa da un ventilatore.

Quando il paziente è incapace di respirare autonomamente a causa di insufficienza respiratoria o perché ha subito danni cerebrali che limitano le sue funzioni vitali, può essere necessaria l’esecuzione della tracheotomia e l’utilizzo di un ventilatore meccanico.

Sebbene la cannula presenti diversi vantaggi quali un’adeguata pervietà delle vie respiratorie e una migliore gestione delle secrezioni bronchiali e dei rischi di inalazione, essa comporta anche un certo disagio per il paziente poiché gli rende impossibile la comunicazione verbale, gli complica la deglutizione e lo espone a possibili infezioni e lesioni della trachea (necrosi, fistole, granulomi tracheali). Una ventilazione meccanica prolungata, inoltre, aumenta i rischi di complicanze respiratorie.

Se le condizioni cliniche del paziente sono tali da ipotizzare lo svezzamento dalla ventilazione meccanica per consentirgli un ritorno alla respirazione autonoma, diviene necessario valutare se egli sarà in grado o meno di respirare da solo. La procedura di svezzamento prevede la “scuffiatura” graduale della cannula cuffiata, la sua successiva sostituzione con una cannula più piccola e la valutazione di difficoltà respiratorie, saturazione arteriosa e presenza di tosse efficace. Si procede con la decannulazione solo se, in seguito alla chiusura della cannula (capping trial), il paziente riesce a respirare da solo per almeno 48 ore, le sue secrezioni naso-faringee sono buone e il test di deglutizione con liquidi, semisolidi e solidi ha esito positivo.

La terapia conseguente prevede il monitoraggio della stabilità clinica del paziente (assenza di febbre e infezioni), il trattamento della ferita ed eventualmente la riabilitazione logopedica.