Patologie non guaribili

Con l’espressione “non guaribile” o “non reversibile” si fa riferimento a quelle malattie o condizioni mediche che, date le conoscenze attuali, non possono essere curate in maniera risolutoria. In alcuni casi, anche stadi avanzati di malattie curabili possono essere classificati come non guaribili. Per questo motivo, diagnosticare una malattia quando è ancora allo stadio iniziale può essere molto importante ai fini della guarigione. Nel caso di patologie non guaribili, la terapia è comunque possibile, ma quest’ultima si limita ad allungare il più possibile la vita del paziente e/o a migliorarne la qualità; in ogni caso si riconosce sempre il diritto alla cura.

L’inguaribilità, poi, non va intesa come uno stato assoluto e permanente. Basti pensare agli enormi progressi fatti dalla medicina moderna negli ultimi decenni nella lotta contro il cancro. Grazie a ricerca, nuovi medicinali e nuove tecnologie è infatti oggi possibile mettere in atto cure per mali un tempo incurabili e, in futuro, verranno certo compiuti ulteriori passi in avanti in questa direzione. L’incurabilità è, dunque, un concetto profondamente legato al contesto storico in cui se ne fa uso.

Molte sono le patologie e condizioni mediche per le quali oggi non vi sono cure risolutive, si pensi per esempio alla malattia di Alzheimer che affligge un numero sempre crescente di individui anche per l’aumentare dell’aspettativa di vita, e alla malattia di Parkinson. Anche per numerosi tumori le possibilità di cura sono molto limitate. Analogamente per quelle patologie in cui sono state compromesse cellule neuronali, che hanno un potere rigenerativo molto limitato (vedi  paraplegia con piaghe, paresi e plegia in esiti di trauma cranico, traumi vertebromidollari).