Interstiziopatia polmonare

Le Interstiziopatie polmonari insorgono come conseguenza del danneggiamento delle cellule che circondano gli alveoli (sacche d'aria presenti nei polmoni), portando a infiammazione diffusa e fibrosi del tessuto polmonare. Questa condizione compromette il corretto scambio gassoso e l’ossigenazione del sangue. Le più frequenti forme di interstiziopatie polmonari sono rappresentate dalla sarcoidosi e da diversi tipi di polmonite.

Il principale sintomo delle malattie polmonari interstiziali è la fatica a respirare, detta dispnea. Prima insorge durante esercizi fisici impegnativi e poi, con il progredire della malattia, si arriva alla difficoltà respiratoria anche a riposo. Un altro sintomo è la comparsa di tosse secca. In alcuni casi si possono notare le cosiddette “dita a tamburo”, in quanto la parte terminale delle dita delle mani si ingrossa. Negli stadi più avanzati della malattia si può riscontrare anche cianosi (colorazione viola o bluastra) di labbra, mani e piedi (dovuta alla diminuita ossigenazione del sangue).

La diagnosi di interstiziopatia polmonare inizia con l’osservazione dei sintomi e della storia clinica del paziente, per passare poi alla valutazione funzionale respiratoria (con l’uso di spirometria, test della diffusione, test da sforzo, emogasanalisi). Sono poi previsti: esami ematochimici da prelievi venosi, esami radiologici (radiografia del torace, tomografia computerizzata ad alta risoluzione), esami endoscopici (fibrobroncoscopia, lavaggio bronchiolo-alveolare o BAL, pleuroscopia), esami di medicina nucleare (scintigrafia, tomografia a emissione di positroni), esami bioptici.

Il trattamento delle interstiziopatie polmonari dipende dalla diagnosi e dalla causa. Le cure farmacologiche sono a base di cortisonici, antinfiammatori, antifibrotici e immunosoppressori. È consigliata anche l’ossigenoterapia. Nonostante le terapie, alcune forme di interstiziopatia polmonare peggiorano progressivamente. Nei casi più gravi si ricorre al trapianto polmonare.