Insufficienza mentale

Il ritardo mentale o insufficienza mentale è una malattia cognitiva persistente causata da un alterato funzionamento del sistema nervoso centrale e dell’intelletto, con conseguenti difficoltà di adattamento sociale. Si tratta di una condizione di interrotto o incompleto sviluppo psichico, caratterizzata soprattutto da compromissione delle abilità che si manifestano durante il periodo evolutivo e che contribuiscono al livello globale di intelligenza, cioè quelle cognitive, linguistiche, motorie e sociali. La valutazione nel campo delle disabilità, dovrebbe sempre prevedere una indagine completa della persona in esame.

La diagnosi clinica si basa sulla valutazione del grado di ritardo mentale, misurando il quoziente intellettivo con test di efficienza standardizzati somministrati individualmente. In generale si parla di insufficienza mentale quando il funzionamento intellettivo generale è al di sotto della media (quoziente d'intelligenza pari o inferiore a 70 punti). Sono stati individuati quattro gradi di ritardo intellettivo:

• lieve (85% dei casi), QI da 50-55 a 70;

• moderato (10%), QI da 35-40 a 50-55;

• grave (3-4%), QI da 20-25 a 35-40;

• gravissimo (1-2%), QI inferiore 20-25.

Accanto a quest’aspetto si notano problemi nella comunicazione, nelle relazioni con gli altri, nella vita personale, nel lavoro e nello studio, nella cura di sé. Il trattamento prevede l’elaborazione di un progetto abilitativo continuo, attraverso l’uso di strumenti diversificati. Il progetto ha come obiettivo lo sviluppo armonico delle dimensioni che caratterizzano la quotidianità del soggetto. Grazie alla creazione di una rete con il contributo del personale socio-sanitario, di psicologi e della famiglia si cerca di inserire e integrare la persona disabile quanto più possibile nell’ambiente che la circonda.