Esiti di intervento di cardiochirurgia valvolare

Le malattie cardiache possono interessare il muscolo cardiaco (cardiomiopatie), le arterie coronarie (aterosclerosi con conseguente cardiopatia ischemica, angina pectoris, infarto miocardico etc) oppure le valvole cardiache.

Le valvole cardiache più frequentemente interessate da una patologia sono le valvole del cuore sinistro, la valvola mitrale e la valvola aortica. Le valvole del cuore destro (valvola tricuspide e valvola polmonare) possono anch’esse ammalarsi, spesso però ciò avviene come conseguenza di una patologia del cuore sinistro soprattutto quando esso va incontro a scompenso.

Le valvole sono strutture anatomiche che alternativamente si aprono e si chiudono durante le diverse fasi del ciclo cardiaco (contrazione o sistole e rilasciamento o diastole) in modo da consentire il corretto flusso del sangue tra le diverse camere cardiache. Nello specifico la valvola mitrale si trova tra l’atrio e il ventricolo sinistro del cuore, mentre la valvola aortica si interpone tra il ventricolo sinistro e l’aorta. 

Le malattie delle valvole mitrale ed aortica vengono classificate come:

  • stenosi: in questo caso la valvola ammalata presenta una riduzione della sua capacità di apertura;
  • insufficienza: in questo caso la valvola ammalata non è più in grado di chiudersi in modo efficiente, lasciando così una apertura residua che provoca un rigurgito non voluto di sangue (la valvola “perde” perché non “tiene” adeguatamente).

Le malattie delle valvole cardiache sono quindi classificate come: 

  • stenosi aortica
  • insufficienza aortica
  • stenosi mitralica
  • insufficienza mitralica

Le suddette malattie possono svilupparsi su base congenita, più raramente, e per lo più su base acquisita (degenerativa, reumatica, infettiva). La patologia si aggrava con il procedere degli anni, e le forme degenerative, oggi più frequenti, sono patologie che si manifestano clinicamente nell’età matura, prevalentemente tra i 60 e i 70 anni.

La diagnosi viene posta per lo più sulla base di una valutazione clinica, analizzando i sintomi del paziente e apprezzando alla auscultazione cardiaca dei tipici rumori (soffi); l’ecocolordopplergrafia cardiaca è infine l’esame che consente di confermare la diagnosi, valutare la gravità del vizio valvolare e le ricadute sul muscolo cardiaco della malattia valvolare stessa. 

I sintomi lamentati dal paziente, pur in parte dipendendo dal tipo di malattia valvolare e della sua gravità, sono soprattutto riconducibili a quelli dello scompenso cardiaco: dispnea (affanno/mancanza di fiato) da sforzo e nei casi più gravi anche a riposo, gonfiore (edema) agli arti inferiori, astenia, difficoltà respiratorie in posizione supina, tosse, addome gonfio e/o dolente per ritenzione idrica (ascite), perdita di appetito, confusione, deterioramento della memoria. La stenosi aortica inoltre più specificamente può determinare anche angina pectoris e perdita di coscienza (sincope) per lo più durante sforzo.

Dopo una prima fase nella quale il trattamento della malattia valvolare si basa sulla somministrazione di terapia farmacologica utile a sostenere la funzione cardiaca, una volta soddisfatti specifici criteri rilevabili all’ecocolordopplergrafia cardiaca, può essere posta indicazione all’intervento chirurgico.

Gli interventi sulle valvole si dividono in due gruppi fondamentali: quelli di “plastica” o “riparazione”, e gli interventi di “sostituzione”, in cui la valvola viene sostituita con una protesi (biologica o meccanica). Gli interventi di plastica aortica consistono nella riparazione della valvola in modo da migliorare la sua funzione senza sostituirla. 
Trattasi di interventi chirurgici a cuore aperto, eseguiti in sala operatoria, in anestesia generale e in circolazione extracorporea con accesso sternotomico (o ministernotomico e minitoracotomico - mini-invasivo) da un team di cardiochirurghi.

Dopo un intervento di cardiochirurgia valvolare, dal momento che l’accesso al cuore e alle coronarie avviene attraverso la sternotomia (apertura del torace mediante una resezione dello sterno, l’osso che si trova a livello del petto), il paziente può lamentare per un discreto numero di giorni dolore al torace, soprattutto durante la inspirazione profonda e la tosse, difficoltà respiratoria (dispnea) e tosse.
Eventuali ulteriori sintomi che possono essere presenti sono da correlarsi al grado di risoluzione della patologia di base e all’eventuale insorgenza di complicazioni durante la fase post-operatoria e riabilitativa.