Epilessia

L’epilessia è una condizione neurologica in cui si hanno ricorrenti e improvvise manifestazioni caratterizzate da perdita della coscienza (o consapevolezza) e violenti movimenti convulsivi involontari dei muscoli, le cosiddette “crisi epilettiche”. Queste sono il risultato di un’attività eccessiva e anomala dei neuroni (le cellule nervose) della corteccia cerebrale.

Le crisi epilettiche possono presentarsi con modalità molto diverse tra loro, a seconda se la loro origine (il focolaio epilettogeno) riguarda una sola regione della corteccia cerebrale o tutta la corteccia. Si distinguono pertanto convulsioni generalizzate e convulsioni parziali.

Le convulsioni generalizzate sono a loro volta di sei tipi diversi: le crisi di assenza (una volta definite “piccolo male”, in cui la perdita di coscienza ha una durata tra i 4 e i 20 secondi), le convulsioni toniche, le convulsioni atone, le contrazioni cloniche, le crisi miocloniche e le crisi tonico-cloniche (un tempo definite “grande male”, che possono durare anche 5-10 minuti).

Le convulsioni parziali o focali, invece, sono caratterizzate da brusche scariche delle cellule nervose e si dividono in semplici e complesse: nelle prime non si ha perdita di coscienza, a differenza delle seconde. Le crisi parziali (che possono tuttavia progredire a crisi epilettiche generalizzate) sono spesso precedute da una tipica esperienza nota come “aura” che include manifestazioni sensoriali di tipo visivo, uditivo e/o olfattivo.

L’eziologia non è del tutto nota, ma l’epilessia può certamente insorgere in seguito a lesioni cerebrali (come traumi), tumori al cervello, uso di droghe e alcol. Anche fattori genetici, malattie infettive (meningite, AIDS, encefalite virale), lesioni prenatali e disturbi dello sviluppo sono tra le cause di epilessia.

La diagnosi, che deve escludere altre condizioni in grado di provocare manifestazioni similari, si avvale, oltre che dell’esame neurologico,  dell’elettroencefalogramma, di tecniche di neuroimaging, e di specifici esami del sangue.

La terapia è per lo più farmacologica, con sostanze (antiepilettici o anticonvulsivanti) che modulano l’attività dei neuroni cerebrali con lo scopo di ridurre la frequenza  e l’intensità delle convulsioni. Questi farmaci sono purtroppo caratterizzati da importanti effetti collaterali.