Disturbo ossessivo-compulsivo

Il Disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è tipico della popolazione adulta, anche se in alcuni casi comincia a manifestarsi in età pediatrica, e si caratterizza per l’adozione, inizialmente involontaria, di pensieri e comportamenti rituali (compulsioni e ossessioni) nello svolgimento delle attività quotidiane, con l’obiettivo di evitare rischi e pericoli.

I pensieri intrusivi possono presentarsi in qualsiasi momento della giornata, anche quando il soggetto è impegnato in altre faccende, e sono tali da generare ansia e angoscia. Ne sono un esempio il dubbio di non aver spento il gas del fornello, la paura di contrarre malattie toccando una maniglia, la preoccupazione per l’ordine.

Quale soluzione a queste immagini, il soggetto tende ad adottare comportamenti ricorrenti, ovvero controllare innumerevoli volte che il gas sia spento, lavarsi spesso le mani per scongiurare contaminazioni, sistemare gli oggetti seguendo uno schema predefinito. Alcuni di questi comportamenti richiedono molto tempo e il soggetto, quando ne è consapevole, li svolge senza che altri possano accorgersene. Tale impegno può arrivare a compromettere la qualità dei rapporti socio-relazionali e il rendimento delle attività scolastiche e lavorative.

Esperienze personali o alcune caratteristiche dell’educazione, come l’esagerato senso di responsabilità o il senso di colpa, possono influire sullo sviluppo di tali disturbi, che tendono a cronicizzarsi.

L’analisi della sintomatologia è indispensabile per formulare la diagnosi. Il paziente viene invitato a intraprendere una terapia di esposizione e prevenzione che prevede la ricreazione di situazioni di tipo ossessivo, alle quali deve desistere dal rispondere con comportamenti compulsivi. Ciò lo aiuta a ridurre gradualmente il senso di disagio.

Il trattamento può essere coadiuvato dalla terapia farmacologica, che consiste nell’assunzione di antidepressivi come la fluoxetina o la clomipramina.