Disturbo da deficit dell'attenzione

Il Disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività (noto anche con la sigla ADHD dall’inglese Attention Deficit Hyperactivity Disorder) è un disturbo di origine cerebrale che si manifesta in età pediatrica e si caratterizza per la discontinuità dell’attenzione, la difficoltà a portare a termine i compiti affidati, nonché per l’eccessiva impulsività e vivacità del bambino. Segnali, questi, che non devono essere confusi con l’esuberanza o la vitalità tipiche dell’età. Per tale ragione, la diagnosi deve essere affidata al medico o ad apposite equipe. Se non trattato, la sintomatologia può persistere anche in età adulta.

Le cause non sono del tutto note, ma sembrano giocare un ruolo la familiarità, la nascita prematura, il peso inferiore ai 1500 grammi alla nascita, l’abuso di alcol, sostanze stupefacenti e fumo durante la gravidanza, lesioni craniche, apnea ostruttive del sonno, infezioni cerebrali, esposizione ad alti livelli di piombo.

I sintomi sono sostanzialmente di due tipi, spesso associati tra loro:

  • disattenzione, ovvero scarsa partecipazione nelle attività che richiedono un prolungato sforzo mentale; incapacità di eseguire le indicazioni fornite; distrazione frequente; difficoltà a ricordare;
  • iperattività/impulsività, ossia movimento continuo, loquacità, frequente interruzione delle attività proprie o altrui.

Il bambino, in genere, non ha un buon rendimento scolastico e può presentare anche altri disturbi: d’ansia, del sonno, dell’apprendimento (dislessia e discalculia), epilessia. Negli adulti, la disattenzione tende ad aggravarsi e possono comparire disturbi della personalità, bipolari (umore particolarmente oscillante) o comportamenti ossessivo-compulsivi.

Test psicologici e questionari comportamentali, condotti da uno psicologo o un neuropsichiatra, possono aiutare a formulare la diagnosi, così come lo studio dei sintomi, in particolare la loro persistenza da almeno sei mesi, la loro comparsa prima dei 7 anni e la manifestazione in contesto familiare, scolastico e sociale.

Il trattamento prevede cicli di psicoterapia ed eventualmente l’assunzione di farmaci che favoriscano il rilassamento e la concentrazione. Possono essere adottati interventi di tipo educativo, comportamentale e cognitivo, anche rivolti ai genitori per apprendere a gestire il disturbo.