Disordini dell'equilibrio idro-elettrolitico e acido base

L’organismo umano è costituito per il 60-65% del suo peso da acqua. L’acqua si trova all’interno e all’esterno delle cellule e nel sangue. In essa sono disciolti sali minerali (elettroliti) come sodio, potassio, bicarbonato e cloruro che oltre a regolare diverse funzioni del corpo, mantengono l’equilibrio idrico (ovvero l’equilibrio fra la quantità di liquidi in entrata e in uscita) e l’equilibrio acido-base (raggiunto quando il valore del grado di acidità o basicità del sangue [pH] è compreso nell’intervallo 7.35-7.45).

Quando gli equilibri idro-elettrolitico o acido-base si alterano, possono insorgere diversi disturbi. Le cause comprendono un malfunzionamento di reni, cuore, fegato e polmoni, disidratazione o iperidratazione, assunzione di farmaci come lassativi e diuretici. Ne derivano iponatriemia e ipernatriemia (bassi o alti livelli di sodio nel sangue); ipokaliemia e iperkaliemia (bassi o alti livelli di potassio); acidosi (eccesso di acidi come l’anidride carbonica e diminuzione del pH sanguigno); alcalosi (eccesso di basi come il bicarbonato e conseguente aumento del pH).

La sintomatologia varia a seconda del disturbo elettrolitico. L’eccesso o la carenza di sodio possono causare spasmi muscolari, convulsioni, sete, sonnolenza, confusione, coma o addirittura morte. Livelli alterati di potassio determinano crampi e debolezza muscolare, paralisi, frequente urinazione, aritmie e in casi gravi arresto cardiaco. Un disequilibrio acido-base causa nausea, vomito, cefalee, irritabilità, letargia, tetania e formicolii a mani, piedi e labbra.

Per la diagnosi sono fondamentali le analisi del sangue per il dosaggio degli elettroliti e l’esame delle urine. L’elettrocardiogramma (ECG) è utile in caso di aritmie cardiache dovute ad alterazioni dei livelli di potassio.

Il trattamento mira a risolvere la causa o la patologia che determinano lo squilibrio elettrolitico. A seconda del disturbo, possono aiutare la somministrazione di integratori, la sospensione o la riduzione dei farmaci causanti il disturbo, il reintegro dei liquidi o al contrario una loro limitata assunzione.