Connettiviti sistemiche e Vasculiti

Connettivi e Vasculiti appartengono alla cosiddetta categoria delle malattie autoimmuni sistemiche, caratterizzate dall’infiammazione di più organi con danneggiamento dei relativi tessuti.

Le Connettiviti, in particolare, sono patologie di origine autoimmune che provocano principalmente l’infiammazione del tessuto connettivo. Le più comuni sono il lupus eritematoso sistemico, la sindrome di Sjögren, l’artrite reumatoide, la polimiosite, la connettivite indifferenziata e quella mista.

La connettivite indifferenziata è così chiamata in quanto le sue manifestazioni non consentono di stabilirne la tipologia. Febbre, fenomeno di Raynaud (la riduzione del sangue ossigenato per vasocostrizione che comporta modificazioni del colore della cute e dolore nelle sedi interessate come dita delle mani e dei piedi), astenia, artrite, pleurite sono i sintomi più comuni.

La connettivite mista, invece, presenta manifestazioni proprie delle malattie reumatiche e livelli elevati degli anticorpi anti-U1 RNP. Oltre che da febbre, può essere accompagnata da miosite, vasculopatie, ispessimento della cute, complicanze polmonari o cardiache.

Sono considerate Vasculiti sistemiche, originate da infiammazioni dei vasi sanguigni che il sistema immunitario riconosce come estranei e di conseguenza attacca, patologie come la sindrome di Churg-Strauss, l’arterite a cellule giganti e la granulomatosi con poliangioite. La sintomatologia può tradursi nella formazione di macchie cutanee, orticaria, intorpidimento degli arti, stati confusionali, dolori addominali e articolari, ipertensione arteriosa.

Connettiviti e Vasculiti possono essere diagnosticate con il supporto di specifiche analisi del sangue e delle urine, della biopsia dei tessuti interessati, dell’arteriografia o della capillaroscopia.

Il trattamento avviene attraverso la somministrazione di farmaci come antinfiammatori non steroidei (FANS), acido acetilsalicilico e ibuprofene, oppure ricorrendo a corticosteroidi (prednisone, betametasone) e immunosoppressori (ciclosporina, metotrexato), o anticorpi monoclonali come il rituximab. In presenza di danni che  interessano organi vitali (polmoni, cuore, cervello, reni) occorre un trattamento mirato.