Aneurisma dell'asse femoro-popliteo e dell'asse succlavio-ascellare-omerale

L’arteria femorale, così chiamata perché ha una stretta vicinanza con il femore (l’osso della coscia), nasce a livello dell’inguine come prosecuzione dell’arteria iliaca esterna e percorre tutta la coscia sino a dare origine all’arteria poplitea. Quest’ultima è così chiamata perché decorre nella parte posteriore del ginocchio, che è detta appunto fossa poplitea. Essa entra poi nella gamba per dare origine alle arterie tibiali anteriore e posteriore. Nel loro insieme si parla di asse femoro-popliteo.

L’asse succlavio-ascellare-omerale, invece, è formato dall’arteria succlavia, dall’arteria ascellare e dall’arteria omerale. La prima è la principale arteria del torace superiore e porta il sangue alla testa e agli arti superiori; l’ascellare, come dice il nome, è la principale arteria del cavo ascellare e porta sangue all’ascella stessa, alla parte superiore del torace, alla spalla e alla scapola. Infine, l’omerale (detta anche brachiale) è il principale vaso sanguigno del braccio, fino alla piega del gomito.

Ebbene, lungo questi assi (asse femoro-popliteo e asse succlavio-ascellare-omerale), che appartengono ad arterie periferiche, possono formarsi aneurismi. Un aneurisma è una dilatazione anomala, permanente (in greco antico aneurysma significa infatti "dilatazione") che può formarsi per diverse ragioni (invecchiamento, ipertensione arteriosa, vasculiti, fumo di sigaretta, una predisposizione genetica). La pericolosità di un aneurisma sta nel fatto che se continua a espandersi evolve verso la rottura che può essere improvvisa, con una elevata mortalità o, come in questi casi, rischio di embolizzazione con conseguente necessità di amputazione della porzione di arto a valle dell’evento.

La diagnosi avviene per lo più casualmente, in quanto gli aneurismi sono solitamente asintomatici, attraverso ecografia fatta per un’altra patologia o a scopi di screening.

Quando si ritiene che l’aneurisma sia a rischio di rottura occorre intervenire con un approccio chirurgico o endovascolare per prevenire detto rischio. La scelta tra le due opzioni dipende dall’età del paziente, dall’insieme delle condizioni cliniche, dall’aspettativa di vita. L’approccio chirurgico convenzionale comporta la resezione dell’aneurisma e la sostituzione con una protesi o un tratto di vena safena.