Fascite

La Fascite è un’infiammazione o un accrescimento anomalo di una fascia, cioè una struttura di tessuto connettivo fibroso formata da collagene, la cui funzione è di collegare i muscoli fra loro fornendo ad essi protezione e sostegno. Ne esistono di quattro tipologie: fascite plantare, fascite eosinofila, fascite necrotizzante e fascite monocitica.

Le cause variano a seconda del tipo di fascite. La fascite plantare è dovuta a una lacerazione o all’accorciamento dei muscoli di fascia plantare e polpaccio, correlati a uno stile di vita sedentario, a piedi piatti o cavi, calzature scomode (tacchi alti), sovrappeso o allenamenti scorretti. La causa della fascite eosinofila, caratterizzata da dolorose infiammazioni e gonfiori negli arti inferiori e superiori, è invece tuttora sconosciuta. Al contrario, la fascite necrotizzante è causata da infezioni batteriche che attaccano i tessuti sottocutanei ledendoli sino a causarne la morte (necrosi) se non trattati tempestivamente. La fascite monocitica è invece correlata a una sindrome autoinfiammatoria cronica molto rara chiamata TRAPS, caratterizzata da febbre periodica.

Come per le cause, anche i sintomi sono vari. Un intenso dolore acuto o pungente localizzato al piede e al tallone è caratteristico della fascite plantare, mentre gonfiori e infiammazioni della cute di braccia e gambe sino a un indurimento degli stessi che rende difficile il movimento o li blocca del tutto sono tipici della fascite eosinofila. Nella fascite necrotizzante, oltre a dolore e gonfiore possono insorgere diarrea, vomito, vesciche, febbre alta, arrossamento della parte lesa fino a necrosi del tessuto che diventa maleodorante e che, se non curato, può portare anche a shock settico e morte del paziente.

Per diagnosticare la fascite si effettua una valutazione clinica della sintomatologia. Può essere utile una risonanza magnetica (RM) se si sospetta una lacerazione della fascia plantare, mentre in caso di fascite eosinofila sono anche utili le analisi del sangue per verificare l’aumento degli eosinofili (globuli bianchi) e una biopsia muscolare degli strati di tessuto coinvolti. Nella fascite necrotizzante è bene analizzare tempestivamente sangue e pus prelevato dal tessuto infetto.

Il trattamento della fascite plantare è correlato alla gravità dei sintomi. Per ridurre il dolore sono consigliati farmaci antinfiammatori (FANS), il riposo, massaggi sotto il piede e stretching del polpaccio. Efficace è anche l’uso di plantari e tutori notturni per distendere polpaccio e fascia plantare, nonché per alleviare la tensione. Se la fascite è recidiva si opta per un intervento chirurgico o per la terapia ad impulsi extracorporei (EPAT) che aiuta a rigenerare il tessuto danneggiato e migliora la circolazione sanguigna. I FANS sono prescritti anche nella terapia per la fascite eosinofila e sono associati a corticosteroidi e farmaci che bloccano i recettori H2 dell’istamina. In caso di fascite necrotizzante, oltre a un tempestivo trattamento con antibiotici può essere necessario un intervento chirurgico per asportare il tessuto infetto e, nei casi più gravi, l’amputazione dell’arto coinvolto.