Paraplegia con piaghe

La paraplegia è una condizione clinica, frequentemente associata a traumi cranici o vertebromidollari, che comporta una paralisi non reversibile delle gambe (per ulteriori dettagli su altre forme di plegia e su paralisi reversibili, si veda anche paresi e plegia in esiti di trauma cranico).

Piaghe da decubito, ulcere da decubito o lesioni da pressione sono, invece, lesioni di cute e tessuti (con possibile sviluppo necrotico). In casi particolarmente gravi, tali lesioni possono estendersi fino a raggiungere le ossa e la muscolatura. Le piaghe si formano quando il paziente è forzato a una immobilità prolungata a causa della pressione che agisce sulla zona interessata (per ulteriori dettagli su queste lesioni da pressione, vedi lesioni e piaghe da decubito). La mancata sensibilità causata dalla plegia è, inoltre, un ulteriore fattore di rischio poiché, in assenza di riscontri visivi, il paziente può non accorgersi della loro formazione.

La plegia è una condizione non reversibile. La terapia si limita, quindi, a cercare di migliorare la qualità di vita del paziente.

Diversa è la situazione delle piaghe da decubito. Generalmente, si punta su misure preventive. Quando detersione, disinfezione e uso di creme emollienti, oli e ossido di zinco non fossero sufficienti, è possibile applicare antibiotici locali oppure intervenire rimuovendo il tessuto non più vitale. La rimozione può avvenire mediante l’utilizzo di enzimi che eliminano la cute necrotica (debridement o sbrigliamento chimico), attraverso una medicazione sintetica (per esempio idrogel) che promuove l’autodigestione dei tessuti necrotici (sbrigliamento autolitico), mediante irrigazione con soluzione fisiologica a temperatura ambiente o garza semiumida per rimuovere la necrosi (sbrigliamento meccanico), oppure con rimozione chirurgica. L’uso di dispositivi antidecubito che ridistribuiscono la pressione esercitata sulla cute può facilitare il processo di guarigione e prevenire la formazione di nuove piaghe.