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Hantavirus: cos'è, come si trasmette e quali sono i rischi per l'uomo
In seguito alla notizia della presenza di casi di hantavirus su una nave da crociera, attualmente sotto osservazione sanitaria, abbiamo chiesto alla dott.ssa Antonella Navarra di fornirci alcuni chiarimenti sul virus, su come sia possibile contrarlo e su quali siano i rischi per l’uomo.
Il cluster di contagi si riferisce al virus Andes, associato alla specie Orthohantavirus andesense, ma gli hantavirus comprendono più specie in grado di causare malattie nell’uomo.
Per questo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sta monitorando la situazione. Attualmente l’OMS valuta basso il rischio per la popolazione mondiale, mentre considera moderato il rischio per i passeggeri e l’equipaggio della nave MV Hondius, su cui si è sviluppato il contagio.
Che cos’è l’hantavirus?
Gli hantavirus sono virus a RNA appartenenti al genere Orthohantavirus, diffusi nel continente americano, in Africa, Europa e Asia, responsabili di malattie potenzialmente gravi.
Il veicolo principale sono i roditori. L’uomo può infettarsi entrando in contatto con urine, saliva o feci di roditori infetti, oppure respirando particelle contaminate disperse nell’aria.
La trasmissione da persona a persona non è una caratteristica comune degli hantavirus. È stata documentata soprattutto per il virus Andes e, quando si verifica, è generalmente legata a contatti stretti e prolungati.
Quali sono i sintomi dell’infezione da hantavirus?
Negli esseri umani gli hantavirus possono causare due principali quadri clinici: la sindrome cardiopolmonare da hantavirus e la febbre emorragica con sindrome renale.
La sindrome cardiopolmonare da hantavirus è una malattia respiratoria che, nella fase iniziale, può presentarsi con sintomi non specifici, come cefalea, febbre, dolori muscolari e disturbi gastrointestinali. I sintomi compaiono generalmente tra una e otto settimane dall’esposizione.
La febbre emorragica con sindrome renale interessa soprattutto il rene e può manifestarsi con febbre, dolore lombare o addominale, alterazioni urinarie, presenza di proteine o sangue nelle urine e, nei casi più gravi, riduzione della funzione renale. Di solito compare da una-due settimane dopo l’esposizione, ma l’intervallo può arrivare fino a otto settimane.
Come si può trasmettere l’hantavirus da uomo a uomo?
La trasmissione da uomo a uomo è stata documentata soprattutto per il virus Andes. È rara e, quando si verifica, è legata a contatti stretti e prolungati, in particolare nella fase iniziale della malattia.
Secondo quanto diffuso dalle autorità sanitarie, il periodo di incubazione dell’infezione è in genere compreso tra due e quattro settimane, soprattutto nei casi con periodi di esposizione ben definiti e brevi. In generale, viene indicato un intervallo più ampio, compreso tra 7 e 42 giorni, cioè da una a sei settimane.
Come avviene la diagnosi di hantavirus?
La diagnosi si basa su metodi molecolari e sierologici.
Il test PCR, cioè la polymerase chain reaction, consente di rilevare il materiale genetico del virus nelle fasi iniziali dell’infezione. Il test sierologico, in particolare la ricerca delle IgM, può diventare positivo dopo la comparsa dei sintomi e indicare un’infezione recente.
Test diagnostici eseguiti durante il periodo di incubazione, o troppo precocemente rispetto all’esordio dei sintomi, possono dare risultati falsamente negativi.
Quali sono i contatti ad alto rischio?
Sono considerati contatti ad alto rischio le persone che hanno avuto una o più esposizioni strette e prolungate a un caso probabile o confermato di infezione da virus Andes.
Hantavirus e Covid sono simili?
No. Gli hantavirus non hanno le stesse modalità di trasmissione del SARS-CoV-2.
La maggior parte degli hantavirus non si trasmette abitualmente da persona a persona. Il virus Andes rappresenta un’eccezione documentata, ma anche in questo caso la trasmissione interumana è considerata rara e generalmente associata a contatti stretti e prolungati.
Per questo il rischio per la popolazione generale resta basso, mentre richiedono attenzione sanitaria le persone che hanno avuto esposizioni specifiche o contatti ravvicinati con casi confermati o probabili.